JOHNNY HART

Il genio che ci fece ridere con la preistoria a fumetti

«Come va la guerra contro la povertà, Sire?». «La sto vincendo».
«E tutti quei poveri là fuori?»
«Loro l’hanno persa».
Impagabile dialogo tratto dal Mago di Wiz di Brant Parker e Johnny Hart . A cominciare dal 1964 i due avevano proposto una rivisitazione a fumetti del Medioevo.
Un Medioevo in cui c’erano il Re a un tempo debole e arrogante, il Cavaliere altezzoso e vile
, la Bella Dama fatua e seducente - e non mancava il Boia, pronto a far passare ai sudditi la minima velleità di ribellarsi. Ma Hart, che aveva cominciato ad avere a che fare con le «nuvole» dei fumetti da aviatore durante la guerra di Corea, pubblicando su Stars and Strips, era ormai famoso per aver rispedito i suoi lettori alla Preistoria, quando maschi e femmine della specie Homo Sapiens scoprivano l’uso del fuoco e la forza dei sentimenti, soprattutto la gelosia.
Nel
1958 aveva visto la luce B.C. (ovvero, Before Christ : equivalente anglosassone per il nostro Avanti Cristo , ma anche acronimo della nativa Broome County, nello Stato di New York).
Johnny si è spento a settantasei anni lo scorso sabato al suo tavolo da disegno (nello studio a Endicott, sempre nello Stato di New York). Con lui se n’è andato un frammento della nostra storia, almeno per chi, come me, si è formato alla letteratura (fumetti ed altro) negli anni Sessanta: avevo cominciato ad apprezzare le strisce di B.C. in appendice a Urania. Lo ho ritrovato sulla rivista Linus. E questo era un accoppiamento davvero giudizioso, dato che Hart era stato spinto al suo lavoro dall’ammirazione per Charles M. Schulz. Però, diversamente dai personaggi dei Peanuts - come l’ingenuo Charlie Brown o il disincantato Snoopy - capaci comunque di riscattare le ingiurie della vita in una visione sostanzialmente ottimistica, quelli di Hart facevano emergere con dura ironia le virtù e i vizi della società a stelle e strisce: erano gli anni della fiducia nella scienza (ma c’era l’equilibrio del terrore) e della fierezza del Mondo Libero (ma cominciava la guerra del Vietnam). B.C. e gli altri protagonisti della striscia modellano a poco a poco un mondo solo apparentemente sospeso in una sorta di «immobilismo cosmico» (come dice il nostro eroe).
Clumsy Carp è studioso di pesci piuttosto incapace; Thor inventa una ruota dopo l’altra; Peter, genio incompreso, dà nome ad ogni cosa che vede; Grog rappresenta l’anello di congiunzione tra la scimmia e l’uomo; una bruna muscolosa maneggia disinvoltamente la clava e una bionda svampita perseguita B.C.; una coppia di formiche dispensa pillole di saggezza, e così fanno pure una tartaruga e l’Apteryx, uccello «dalle piume lanuginose». Spicca Wiley armato del suo «Dizionario» (che deve aver messo a dura prova l’abilità dei traduttori. Per esempio «guardone, addetto alla sorveglianza, pervertito e molto alto»). È capace di profonda filosofia. Per esempio, «È terribile! il mondo va a rotoli», esclama; e B.C. gli chiede cosa mai sia successo. Wiley: «Avrà scoperto la rotazione terrestre».
In quell’Antichissimo Mondo (come recitava il titolo di una delle tante collezioni pubblicate in Italia dalla Mondadori) fa capolino perfino la rivoluzione copernicana; in quello postmoderno di Hart (che ha continuato fino all’ultimo) la conversione religiosa.
Letto in moltissimi Paesi, insignito di prestigiosi riconoscimenti, amato dagli scolari - non fosse altro per un diario impreziosito dalle vignette di B.C. -, Johnny, avvicinatosi alla locale congregazione della Chiesa Presbiteriana Usa, è caduto sotto la scure della «correttezza» politico-religiosa. Una sua striscia (in coincidenza con la Pasqua 2001) cominciava con le sette candele accese della Menorah ebraica per terminare con il nome di Gesù. Un’altra, in seguito, ha presentato variazioni circa la Mezzaluna islamica considerate irriverenti. Come se la sarebbe cavata Wiley? Probabilmente riscrivendo il Vangelo e ricorrendo al suo «Dizionario»: è bene che gli «scandagli» avvengano, perché uno «scandaglio» (cioè, scandalo) è semplicemente «un episodio vergognoso che si svolge sotto il mare»!

Giulio Giorello

 

Corriere della Sera di martedì 10 aprile 2007

 

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