QUANDO LA PREVENZIONE E’ INUTILE

“Stato e Regioni alla prova della responsabilità nei confronti del cittadino”

 

La scienza e la medicina hanno tentato sistematicamente di darsi strumenti efficaci per individuare e correggere i propri errori ed, anzi, per utilizzare gli errori come materia prima di costruzione di nuovi spunti di ricerca.

In questo campo Karl Popper ha fornito  gli strumenti teorici di analisi e di lavoro  finora  più maturi.

In ambito medico si è sviluppato, nella seconda metà del secolo scorso, un sistema di verifica dell’ efficacia dei procedimenti sanitari conosciuto sotto la sigla di Evidence Based Medicine  (EBM). Si tratta di una modalità di  revisione sistematica dei risultati dei programmi di ricerca, su singoli problemi, pubblicati nella letteratura internazionale, di cui viene valutata  l’attendibilità metodologica.

Lo sforzo di analisi dell’EBM si è, finora, concentrata sugli aspetti diagnostici e terapeutici della medicina trattando solo parzialmente le attività di prevenzione.

Questo fatto  lascia particolarmente sguarniti gli ambiti di decisione programmatori a del nostro Paese in ambito di prevenzione.

Quest’area, infatti,  è sempre stata caratterizzata da un’estesa produzione di normativa statale che non ha mai subito un serio processo di revisione critica della sua utilità.

Abbiamo così, tuttora, un insieme di leggi che continuano a restare in uso benchè siano manifeste, per diverse di loro,  la loro inutilità e questo comporti spreco di risorse per gli utenti e per il SSN.

Credo che nessuno  sappia quanti sono gli italiani sottoposti per legge a  procedure di prevenzione non utili: nel 1990 avevo stimato che fossero un milione l’anno i cittadini  oggetto di interventi che erano manifestamente non efficaci.

Questi provvedimenti  sono, purtroppo, molteplici ; uno dei più insensati è l’obbligo che prevede che tutti i lavoratori alimentaristi siano dotati (allo scopo di prevenire tossinfezioni alimentari) di un libretto di idoneità sanitaria . Si tratta di un provvedimento assolutamente inutile, considerato tale dall’OMS, che affligge inutilmente e costosamente una categoria di lavoratori molto diffusa nel Paese.

Uno degli aspetti più gravi di questa situazione è  che vengono sottratte risorse preziose ad attività di prevenzione manifestamente efficaci che non vengono attivate dai servizi di prevenzione del nostro Paese soffocati da attività che non hanno (e non hanno mai avuto ragione d’essere).

Nell’ambito degli ultimi  anni, sono stati espletati diversi tentativi di  far abolire da parte del Ministero della Sanità (ora Salute) almeno i provvedimenti più incongrui.

Su questo fronte si sono mosse le  società scientifiche nazionali quali la SITI (Società Italiana di Igiene) e la SNOP (Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione) ed è nato, nel 1999, uno specifico gruppo di pressione nazionale, denominato gruppo per l’Evidence Based Prevention.

Nell’ambito del suo ultimo convegno (Verona, 2003) questo gruppo ha  valutato l’efficacia del programma di sanità pubblica di sorveglianza di apprendisti e minori avviati al lavoro in settori lavorativi non a rischio sulla base dell’art.9, comma 3 ed 8 del D.Lvo 345\99.

Sulla base di questa normativa vengono effettuate ogni anno, in Italia, circa 180.000 visite con costi stimati in 10,5 milioni di euro per il solo costo degli accertamenti sanitari.

Il gruppo di analisi ha concluso il suo lavoro consigliando l’abbandono del programma esaminato. L’intero dossier del progetto denominato SALEM è consultabile nel sito dell’Istituto Superiore di Sanità (www.epicentro.iss.it) sotto la voce EBP.

La parzialità dei risultati ottenuti da tanti sforzi evidenziano  lo scarso livello di attenzione politico e culturale del governo centrale alla necessità che sia attivato un meccanismo periodico di verifica dell’efficacia dei provvedimenti che lo Stato impone per legge.

L’accelerazione della spinta di  decentramento alle Regioni di tutto quanto riguarda la sanità ha ora aperto nuovi scenari di intervento.

Le Regioni sono, di fatto, l’entità programmatoria al momento più interessata a qualificare la spesa sanitaria semplificando la normativa vigente dove questa risulti non sostenibile scientificamente.

La Provincia di Trento ha , autonomamente, deciso di disattivare l’obbligo dei libretti sanitari per gli alimentaristi .

Provvedimento analogo di sospensione di quest’obbligo  è stato assunto anche dalla Regione Piemonte.

Hanno, invece, scelto la strada di deliberare organicamente abolendo  questa norma (e sostituendola con iniziative ben più efficaci di educazione sanitaria) la Regione Toscana (L.R. n. 24 del 12.05.2003 “Norme in materia di igiene del personale addetto all’industria alimentare”) , la Regione Emilia Romagna (”Nuove misure per la prevenzione delle malattie trasmissibili attraverso gli alimenti, abolizione del libretto di idoneità sanitaria”), la Regione Lombardia (L.R. n. 083 del 30/7/2003 su “Norme relative a certificazioni in materia di igiene e sanità pubblica”) e la Regione Veneto (L.R. n. 41 del 19\12\2003).

Sconfortante è stata la risposta del Governo di fronte a queste  iniziative regionali .

Il Consiglio dei ministri  ha impugnato queste leggi regionali di fronte alla Corte Costituzionale argomentando che la  norma abrogata è “ norma imperativa attinente all’ordine pubblico e posta a tutela ... del diritto alla salute costituzionalmente garantito alla generalità dei cittadini.”

La risposta della Corte Costituzionale, presieduta da Gustavo Zagrebelski si è avuta l’1 giugno 2004, con una sentenza che dichiara inammissibile il ricorso  del Governo argomentando, molto dettagliatamente, che le indicazioni contenute nella normativa regionale rispondono all’obiettivo di salvaguardare la sostanza di quanto la legge nazionale voleva salvaguardare e cioè la salubrità degli alimenti) abbandonando una misura episodica come il libretto sanitario in favore di modalità di controllo più efficaci aventi come riferimento la normativa europea..

Ci troviamo quindi, ora, di fronte ad una situazione completamente nuova con alcune regioni che gestiscono questo aspetto della prevenzione in modo avanzato ed il resto che continua come prima: urge una massiccia iniezione di buon senso ed iniziativa politica per evitare che questo Paese continui nella sua pericolosa traiettoria di dissoluzione nazionale.

 

Massimo Valsecchi, Direttore del Dipartimento di Prevenzione  ULSS n.20, Verona

massimo.valsecchi@ulss20.verona.it

 

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